mercoledì 20 marzo 2013

"Ossessioni" di Andrea Marzola

Quella che consiglio oggi è una lettura enigmatica ... è la raccolta di racconti " Ossessioni" di Andrea Marzola, edita dalla Prospettiva Editrice.


Recensione

 

Quindici racconti, un unico filo rosso a legarli.

Un filo di Arianna, queste “Ossessioni”,   che ci conduce nel labirinto della mente umana, indagata con acume attraverso una prosa sciolta nei primi tre racconti, che sfocia nei serrati ed enigmatici dialoghi che costituiscono i restanti dodici.

Quindici sfaccettature della stessa parola, ossessione , come quindici raggi di una ruota che gira incessante.

Ogni raggio è  diverso, ma della stessa matrice .

 Esce  da un unico centro, ma termina in un punto diverso della ruota.

La grande abilità dell’autore è proprio in questo suo mostrare l’incredibile varietà e insieme unità di un concetto astratto come quello di “ossessione”, ma che è  nello stesso tempo estremamente reale e concreto, e agisce nella quotidianità, modificandola, e modificandone gli attori  e le loro azioni, declinate secondo un diverso grado di ossessione.

Come un ciclo di tele che raffigurano una scena da diverse angolazioni .

E l’ossessione è spesso più reale di quanto si voglia ammettere , e ci influenza più di quanto , in  fondo, siamo disposti a credere.
 
 
INTERVISTA:
 

1) Gentile Autore, ci racconti il suo approccio con il mondo dei libri, e le motivazioni che l' hanno spinta a scegliere di scrivere.


Sono un autore esordiente, “Ossessioni” è infatti la mia prima opera pubblicata. La mia storia di scrittore è semplice, direi apparentemente banale, ma personalmente tormentata. Prima di iniziare a scrivere, ho letto, ho letto tanto. Oggi ho trent’otto anni, ma sin da ragazzo una folta famiglia costituita da personaggi, trame, spunti, sistemi di pensiero, ha sempre albergato disordinatamente nella mia mente, in attesa di una valvola di sfogo, di una forma per diventare, per essere. Quando, poi, la permanenza si è fatta ingombrante, ho forzatamente messo un po’ d’ordine e ho incominciato a scrivere racconti, alcuni dei quali ho presentato in alcuni siti letterari, firmandoli con vari pseudonimi. Incoraggiato dal discreto successo sul web, mi sono dedicato al progetto “Ossessioni”, il mio primo libro appunto.   

 

2)Ci sono degli autori a cui si ispira e dei libri che preferisce in modo particolare?

 
La base per me sono i classici contemporanei. La mia dimensione è il racconto. Un idea, un concetto, una fiction letteraria, pochi personaggi, il tutto condensato in poche pagine. Quindi, nella mia libreria non possono certo mancare le raccolte di racconti di Kafka, Cechov, Dostoevskij, con alcune eccezioni ,certamente. Il flusso di coscienza di Joyce rimane, comunque, assolutamente il mio modello.

 

3)Scrivere per lei è un mestiere? Se per ora non lo è, vorrebbe che lo diventasse?

 
 Il mio desiderio più intenso è solamente che “Ossessioni” sia il mio primo libro di una discreta  serie.

 

4)Cosa ama della letteratura classica e cosa della contemporanea? E a quale delle due si sente più legato?


 Ricerco la letteratura classica per far respirare l’anima, per stupirmi ogni volta di come l’autore racconti il mio dentro con tanta poesia, per guardarmi esteticamente attraverso l’arte altrui, uso invece la letteratura contemporanea come svago o passatempo, sale d’aspetto, in viaggio, sul divano con la tv accesa, quando si è a casa ammalati e così via.

 

5)Cosa pensa del Mercato Editoriale odierno?

Per un autore emergente sconosciuto ritengo sia impossibile accedere ai grandi gruppi editoriali, anche se si presenta un capolavoro di letteratura. Io ho puntato sulle piccole case editrici indipendenti, informandomi da alcuni addetti ai lavori e su internet. Prospettiva editrice è giovane, indipendente, con un staff appassionato, mi hanno presentato un progetto semplice, ma serio, senza promettermi panzane varie, coinvolgendomi molto in tutti gli aspetti della realizzazione del libro.

 

6)Progetti per il futuro?  


Un’altra raccolta di racconti ovviamente

giovedì 28 febbraio 2013

"Fortuna , il buco delle vite" di Jolanda Buccella


Oggi parliamo del romanzo edito da Ciesse Edizioni  “Fortuna, il buco delle vite” di Jolanda Buccella, giovane esordiente, studentessa di relazioni internazionali a Milano dove si è trasferita da poco .


Alla presentazione del suo libro qui a Milano ho avuto la possibilità di intervistare Jolanda 

1)     Cara Jolanda,  raccontaci il tuo approccio con il mondo dei libri, e le motivazioni che ti hanno spinta a  scegliere di scrivere.

 Ho sempre amato la letteratura, anche a scuola prediligevo le materie letterarie a quelle scientifiche .Però quando ho cominciato a scrivere non pensavo ad un romanzo, non scrivevo per la pubblicazione ma per me stessa, per aiutarmi in un periodo di stallo con l’Università . Questo romanzo è un sogno che si realizza.

                           

2)     Ci sono degli autori a cui ti ispiri e dei libri che preferisci in modo particolare?

 In realtà vorrei non assomigliare a nessuno , vorrei che i lettori riconoscessero una cifra stilistica solo mia, ma ovviamente il mio modo di scrivere risente delle mie letture, tra cui i miei beniamini sono Oriana Fallaci, Isabel Allende, e poi i grandi Tolstoij e Flaubert

 

3)     Cosa ami della letteratura classica e cosa della contemporanea? E a quale delle due ti senti più legata?

 Sicuramente mi sento più legata ai classici, con però un occhio anche agli emergenti e alle novità editoriali. I romanzi che preferisco sono quelli come “Guerra e pace” perché sono ricchi di ideali e contrastano con il relativismo moderno.

 

4)     Cos’è per te il tuo libro ?

 Molti quando dopo aver letto il libro mi chiedono se è autobiografico. No, non lo è se non in minima parte, nella descrizione dei luoghi dell’infanzia della protagonista. Anche se ovviamente quando scrivi c’è una parte di te che rimane nelle righe del tuo libro, e anche per questo motivo hai dei ripensamenti , perché finché non lo vedi stampato, il tuo libro, non ti rendi davvero conto di quanto hai scritto.

La forza emotiva, un percorso di vita travagliato, questo forse è quanto di me ho donato a Fortuna.

 Il resto è fantasia per quanto riguarda la storia, ma dato reale per la Storia. Il libro l’ho scritto in un arco di tempo di cinque anni, che mi sono serviti anche per documentarmi sulle vicende politiche del Ruanda, che per altro nemmeno io avrei conosciuto se non le avessi incontrate per i miei studi di relazioni internazionali.

Gli argomenti che tratto, i temi così forti mi hanno sempre interessato molto. Sono una donna, e come tale sono attenta al nostro ruolo e ai nostri problemi nella società. La volenza che Fortuna subisce , le sue malattie , sono tutti argomenti che sento molto vicini a me.

 

5)     Scrivere per te è un mestiere? Se per ora non lo è, vorresti che lo diventasse?

No, non è un mestiere ma mi piacerebbe che lo diventasse. Per ora è una passione, ma magari potrei riuscire a realizzare questo sogno
 

6)     Cosa pensi del Mercato Editoriale odierno?

 
Penso che se hai la fortuna di scrivere un romanzo d’esordio che viene pubblicato da una grande casa editrice e ottiene successo poi la strada è in discesa. Altrimenti per un autore emergente è tutta una salita, perché gli esordienti non hanno molto spazio nella grande distribuzione. Anche se bisogna tenere conto che non sempre il nome di una grande casa editrice è sinonimo della qualità dei suoi libri.

 

7)     Progetti per il futuro?  

 Sto progettando un nuovo romanzo ma diverso da “Fortuna” , anche se accomunato da tematiche sociali, a me molto care. Penso che verterà sul bullismo femminile adolescenziale.

 
Recensione

 
Fortuna è l’incarnazione di  un grandissimo messaggio positivo : c’è sempre una forza più grande di noi che ci porta ad andare avanti anche quando si pensa di aver toccato il fondo”   

 
In copertina, in un prato fiorito,  una ragazza vestita di bianco. Bianco come la neve,  che Fortuna ama tanto per la sua leggerezza così in contrasto con il corpo malato che deve trascinarsi dietro dalla nascita.

Si dice che si viva una volta sola.

Non è vero.

Bisogna solo avere la possibilità di ricominciare.

E la forza di ricominciare.

Fortuna ha entrambe e così riesce a moltiplicare la sua vita, vivendone tre nello spazio di una.

Tre passi  nel senso dantesco del termine, ovvero tre momenti critici che impongono alla protagonista delle svolte radicali che le danno la possibilità di cominciare una nuova vita ogni volta, cambiando addirittura il suo nome.

J. Rizzutelli è una bambina che  per la sua malformazione alla spina dorsale viene rifiutata dalla madre, forse troppo giovane e inesperta per accogliere una responsabilità simile, forse semplicemente troppo egoista e perfezionista. J . viene allevata dalla nonna Umberta come da una seconda madre, e per questo motivo la sua morte manda in depressione J. che comincia a rifiutare il cibo nella speranza di ottenere attenzione da parte dei genitori. Ad un passo dall’abbandonarsi all’oblio però si impedisce per orgoglio di cedere e si riprende. Ma seguono anni duri, in cui i problemi con lo studio si sommano ad altri problemi con il cibo, che ora J. vede come il suo migliore amico. E quando le arriva notizia che la sua perfetta gemella Giovanna che nel frattempo ha fatto fortuna si sta per sposare per J. è il colpo di grazia, e decide di scappare di casa.

A Roma giunge con il nome di J, ma presto diventerà Piccoletta, la barbona che chiede l’elemosina insieme a Benny, l’uomo che la aiuta nei primi tempi di questa sua nuova e difficile vita, portandola con sé nel vecchio edificio scalcinato dove trascina la propria esistenza una comunità di clochard .

Benny è un amico per Piccoletta, fino a quando la notte di Natale, ubriaco, non la violenta.

Piccoletta cambia completamente da allora, il colpo è troppo duro, e lei non sembra capace di poter perdonare e fidarsi ancora di qualcuno.

Per questo si mostra scontrosa con quel giovane pittore dalla pelle scura che in piazza Navona la aiuta evitandole una brutta caduta . Ci metterà parecchio tempo il giovane pittore, un pediatra ruandese in esilio dal suo paese,  a farsi accettare da Piccoletta e a scardinare pian piano le sue difese.

Ed è lui, Nadir,  che salva Piccoletta , in fin di vita, dall’incendio che rade al suolo l’edificio dove vive la comunità di clochard, e la cura giorno per giorno fino a guarire le sue ferite.

È  qui, con l’amore di Nadir, che inizia la vita di Fortuna, l’ultima vita, che la vede affiancare il compagno nel suo difficile ritorno in patria proprio all’alba del genocidio che dal 6 aprile al 17 luglio 1994 vede il massacro di 800.000 persone di etnia tutsi e hutu moderati sotto lo sguardo cieco del mondo.

Fortuna affianca Nadir nel suo lavoro all’ospedale pediatrico, e nel suo impegno per salvare i tutsi sopravvissuti alle incursioni dei miliziani.

E lei, che ha sempre dovuto lottare per vivere, alla fine della sua terza vita si ritrova a lottare per la vita di qualcun altro rifiutandosi di dire ai miliziani che l’hanno catturata i nomi degli hutu traditori,  a lottare per la vita di quei bambini dell’ospedale che negli ultimi giorni del massacro vengono portati in salvo oltre frontiera,

Ecco dipanarsi in questo romanzo che ha tutte le carte in regola per essere definito un vero e proprio Bildungsroman  , una vicenda che ha qualcosa dell’epica moderna , con una struttura circolare che amplia di senso la situazione iniziale.

J . inizia la sua vita in un continuo passaggio dalla casa all’ospedale per una serie di interventi a causa della sua malformazione che la rende una bambina fragile ma con un’immensa voglia di vivere .

Fortuna vive la sua vita, la sua terza vita, in un ospedale, non più però come fragile farfalla, ma come solida roccia per quei bambini sopravvissuti al genocidio,  a cui dona la stessa voglia di vivere che la caratterizzava nell’infanzia.

Quando alla fine giunge in Ruanda, Fortuna non è più la J. fragile e malata della sua adolescenza, che odia la madre per il suo rifiuto, e nemmeno la Piccoletta ferita dalla violenza di Benny.

È una donna guarita dall’amore, che ha imparato cosa significhi la sofferenza, ma anche come sia dolce il perdono.

Ha imparato a guardare una realtà come quella del genocidio del Ruanda, ad  ascoltare i racconti dei sopravvissuti, senza girare le spalle per paura, ma accogliendoli in sé dimenticando le proprie sofferenze per alleviare quelle altrui.

Ha imparato a vivere.

Mi tornano in mente dei versi di Nazim Hikmet:

 

Non vivere su questa terra come un inquilino

O come un villeggiante nella natura.

Vivi su questa terra come se fosse la casa di tuo padre.

[…]

Che i beni della terra ti diano gioia,

che l’ombra e la luce ti diano la gioia,

che le quattro stagioni ti diano la gioia,

ma che prima di tutto,

l’uomo ti dia a piene mani la gioia.

 

Credo che il grande messaggio di Fortuna sia quello di aver vissuto davvero questi versi.

mercoledì 16 gennaio 2013

"Il club del suicida " di Danilo Puce


Recensione  de “Il club del suicida” di Danilo Puce

 

Un’Apocalisse, per avvenire, non ha bisogno di coinvolgere ogni creatura vivente in questa dimensione fisica. Per essere intesa come fine del mondo, basta che ne coinvolga almeno uno, di mondo.

Questo libro, per me,  è un dipinto.

Ogni personaggio, un colore .

Codacorta è azzurro, azzurro come il cielo nelle mattine di settembre; Dr Mojo è di un bell’arancio carico, Sciacallo invece è di quel blu sporco, quasi grigio, delle giornate di tempo incerto, quando le nuvole sono basse all’orizzonte, non uniformi, ma striate di livido.

Ozymandias è nero, l’assenza di colore.

E Wonder Tom, lui è bianco, l’unità dei colori.

 

 

Così questa storia non è se non un grande quadro, dove i tre pennelli colorati di Codacorta, Sciacallo e Dr Mojo si alternano e intrecciano per indagare insieme sul suicidio sospetto di Wonder Tom. Che cosa ha spinto questo giovane scrittore promettente a suicidarsi dandosi fuoco con la sua macchina in mezzo al Grande Raccordo Anulare? I tre amici, soci di un club letterario on line non vogliono accettare questa verità, e partono alla ricerca di quello che può aver spinto Tom ad un gesto così estremo.

Ma chi è veramente Tom? Così come il bianco contiene tutti i colori , anche la personalità di Tom è luce bianca in un prisma, che ne rivela la  complessità. E a questa complessità non c’è risoluzione.

Il libro sembra mettere a tema, in ogni sua parte, la realtà soggettiva, la realtà che è come la vogliamo vedere ma anche come potrebbe essere, e come è per gli altri.

E Wonder Tom è il personaggio simbolo di questa realtà sfaccettata, che è e non è , e parafrasando Pirandello, lui è colui che lo si crede.

Filo parallelo, non meno importante è quello della scrittura. Wonder Tom, così come gli altri amici, scrive, e la scrittura è vita.  Non è un caso che egli , alla vigilia del suicidio, cancelli tutti i suoi racconti dalla sua pagina del Club dei Diodati.

E aleggia attorno a Codacorta la presenza di un romanzo che sta scrivendo, e che vediamo formarsi e prendere vita, e su Sciacallo la presenza di una misteriosa autrice di racconti, che sembra descrivere si volta in volta quello che lui stesso vive, quasi a dire  come la scrittura possa creare mondi.

Danilo Puce utilizza i suoi personaggi proprio come un pittore usa la tavolozza di colori, ognuno al suo posto, con la sua funzione . E siccome ognuno è un come un colore diverso,  ognuno di loro ha una distinta personalità e la esprime nel suo modo di parlare e di agire, che è differente da quello degli altri ma che unito agli altri diviene un’armonia, acquistando un senso nuovo .

 

E insieme a queste tre linee colorate ce ne sono molte altre, quelle di tutti coloro che hanno conosciuto Wonder Tom, e che si trovano in un modo o nell’altro a far parte di questa enorme tela. Vivace e viva come una tela di Brueghel; vivace e viva come la vita stessa

 

 

INTERVISTA:

 

1) Ciao Danilo, raccontaci  il tuo approccio con il mondo dei libri, e le motivazioni che ti hanno spinto a scegliere di scrivere.

Penso che l’arte salvi la vita, penso che studiare salvi la vita, penso che la bellezza salvi la vita. Ecco perché leggo. Uno dei primi libri che ha formato la mia natura di lettore senziente e indipendente dai testi scolastici è stato Il giovane Holden di Salinger. Scrivo per lo stesso motivo per il quale leggo. Salvarmi la vita. Ho la testa talmente piena di idee e immagini che se non le mettessi su carta mi esploderebbe il cervello.

                                  

2)Ci sono degli autori a cui ti ispiri e dei libri che preferisci in modo particolare?

Sono un fanatico di letteratura anglofona, ma credo che se si parli di ispirazione io potrei citare autori come Palahniuk, Ellis,Welsh. Credo che il loro modo di scrivere e le tematiche da loro trattate servirebbero davvero al nostro Paese. Nel quale, spesso, definiamo “cannibali” dei perfetti vegetariani.

 

3)Scrivere per te è un mestiere? Se per ora non lo è, vorresti che lo diventasse?

Mai domanda fu più appropriata. Sì, voglio proprio che il mio mestiere sia la scrittura. Sembra mi abbiate letto nel pensiero.

 

4)Cosa ami della letteratura classica e cosa della contemporanea? E a quale delle due ti senti più legato?

La letteratura classica è il nostro inestinguibile bagaglio fondamentale. Quello che definiamo ‘classico’ è qualcosa di geniale e inestimabile poiché si tratta spessissimo di opere che hanno superato i loro autori. Nel senso che sono sopravvissute ai loro stessi creatori, continuano a vivere e a comunicare, sono, ancora oggi, in grado di dirci qualcosa. Di descrivere il mondo e l’umanità come fossero nate dalla penna di contemporanei. Chiedono ancora di essere lette e reinterpretate. E questo vale per qualsiasi autore vi appassioni. Da Omero a Leopardi, da Shakespeare a Sofocle. Della contemporaneità cosa devo dire? Di storie che saranno memorabili sì e no per una stagione o per delle casalinghe che si infiammano per della becero-pornografia zuccherosa come un Perugina? Fortuna che qualcuno dei grandi scrive ancora, vedi "Skagboys" di Welsh.

 

 5)Cosa pensi del Mercato Editoriale odierno?

Lo avete già definito voi in questa domanda. È Mercato. Gli editori moderni sono mercanti di lobotomie. Se vai in una delle grande librerie e chiedi un libro di Faulkner ti guardano come fossi un alieno. In compenso possono venderti gommine a forma di coccinelle, penne con le piume, magneti per il frigorifero. Che senso hanno le librerie al giorno d’oggi? Riguardo all’editoria a pagamento (io stesso ricevetti proposte di pubblicazione in cambio di denaro) stendiamo veli pietosi.

 

6)Progetti per il futuro?  

Riguardo la prosa, sogno di completare la trilogia iniziata proprio con Il club del suicida. Seguiranno altri due capitoli, slegati dal punto di vista della trama, ma uniti da tematiche simili e personaggi ricorrenti… Sono già al lavoro sul secondo.

 

 

 

 

Danilo Puce nasce a La Spezia nel 1987. Porta a termine gli studi a Roma nel 2012, laureandosi in Letteratura inglese. Nella stessa città coltiva la sua passione per il teatro fondando una compagnia teatrale, nella quale riveste anche ruolo di drammaturgo e attore. Dopo il progetto editoriale di romanzo episodico noir dal titolo Haunted Mask!, realizzato con la giovane web-press Edizioni Haiku, esordisce nel 2012 con il romanzo Il club del suicida. Parte dei proventi di questo romanzo andranno a finanziare la Michael J. Fox Foundation del celebre attore americano, per la ricerca sul Parkinson.

 

lunedì 14 gennaio 2013

Dalla vecchia pagina ... "Sono qui per te" di Paola di Martino !



'Sono qui per te' di Paola di Martino






Oggi parleremo di Paola Di Martino.

Paola di Martino

Nasce a Caltagirone, in Sicilia. E' una ragazza di vent'anni che ha da poco preso la Maturità. Vive con la sua famiglia, ama gli animali e in casa ne ha tantissimi. Scrivere per lei è una passione talmente grande che in futuro spera di poterla trasformare in una vera e propria professione.
"Sono qui per te" è il suo primo romanzo, per lei è molto importante e crede che in qualche modo attraverso il romanzo possa arrivare dritta al cuore dei lettori.

Paola di Martino

L'ho intervistata per sapere qualcosa in più su di lei.










Intervista




1) Ciao Paola, raccontaci il tuo approccio con il mondo dei libri, e le motivazioni che ti hanno spinta a scegliere di scrivere.



Prima di tutto, grazie per questa intervista.

Inizio col dirvi che la mia non è stata una scelta, nel senso che ognuno di noi ha una grande passione, un sogno nel cuore da voler realizzare.

Scrivere per me è qualcosa di magico, io non scrivo solo per passione ma anche per una questione di comunicazione, con me stessa.

Io quando scrivo, riesco a far uscire fuori quelle mie emozioni, ancora troppo incastrate dentro di me.

Per tanto tempo, ho sognato di poter rendere pubblico, il mio romanzo, e solo adesso mi è stata data questa occasione.

Allora, spero che possa essere solo l'inizio, e che io possa emozionare tanta gente e trasformare la mia passione, in una vera professione.

Quindi, la vera motivazione che mi ha spinto, a scrivere è la voglia di trasmettere quello che provo agli altri.



2)Ci sono degli autori a cui ti ispiri e dei libri che preferisci in modo particolare?



No, devo dire che non mi ispiro a nessuno, ogni autore ha il proprio stile, però amo molto Nicholas Sparks, lo adoro e ho letto tutti i suoi libri!

Ed è per me, uno degli autori più bravi al mondo!

Sparks riesce ad emozionarmi sempre, in qualsiasi occasione!



3)Scrivere per te è un mestiere? Se non lo è vorresti che lo diventasse?



Certo!Uno dei miei più grandi sogni, ripeto è quello di trasformare la mia passione in una vera professione!

Allora, da adesso in poi non lascerò mai questo 'Mondo', e farò di tutto per andare avanti, so che sarà dura, perché questo è un mondo complicato ma, non demorderò!

Un giorno vorrò guardarmi indietro ed esclamare un 'Ce l'ho fatta!'



4)Cosa ami della letteratura classica e cosa della contemporanea? E a quale delle due ti sente più legata?

Paola di Martino

Io amo sia la letteratura classica, che quella contemporanea ma, devo dire che sono più legata ai libri classici, amo il modo in cui si descriveva e si parlava d'amore.

Oh 'L'amore' classico è così romantico, cosi semplice ed elegante!

Uno dei miei libri preferiti infatti è Romeo e Giulietta...proprio un 'Classico'



5)Cosa pensa del Mercato Editoriale odierno?



Il mercato editoriale è un mondo molto complicato e molto, molto faticoso.

Io sono dell'idea che nel mercato editoriale conti poco il parere e il talento, dei giovani esordienti.

Infatti, come possiamo notare, purtroppo si conoscono solo autori che pubblicano con grandi e note case editrici ed è per questo che è molto aumentato il metodo dell' auto-pubblicazione.

Spero, che in futuro ci sia uno spazio in più, dedicato a coloro che vogliono intraprendere, questa nuova esperienza, che vogliono farsi conoscere attraverso i romanzi.

Insomma, spero di avere anch'io il mio momento!



6)Progetti per il futuro?



Progetti per il futuro?beh, tanti!

Sicuramente, vorrò pubblicare gli altri miei due romanzi, ancora in cantiere. E ne vorrò scrivere tanti altri, credo che non smetterò mai!

Però per il momento, voglio dedicarmi a questo mio libro, e non vedo l'ora di fare le prime presentazioni!



Ringrazio vivamente la gentilissima Paola per aver risposto alle mie domande, lasciando spazio alla mia Recensione del suo libro.



Copertina



'Sono qui per te'




Il problema è che a volte vorremmo mentire a noi stessi.

Ci imponiamo determinate cose quando basterebbe solamente ascoltare la voce del nostro cuore ed accettare la verità senza paure.



Alice e Matteo, Matteo e Alice. Nicola, Alice, Matteo, Matteo, Alice.

La storia di una scelta, che come tutte le scelte è difficile, sofferta, nascosta nel cuore.

Nascosta così profondamente che nemmeno la si riconosce, perché alla fine la scelta è già fatta, da tempo infinito , è solo questione di portarla a galla e darle tutto lo splendore, tutta la luce che possono avere solo le Scelte.

Una storia esemplare quella di Alice e Matteo, uniti da sempre da un legame forte come solo un amore può essere. Già, ma quale tipo di amore? Quello fraterno, quello tra due migliori amici?


È quello che a loro sembra, fino a che non arriva a dividerli la distanza. Matteo parte per Milano, lontano, troppo lontano perché il loro rapporto non entri in crisi in qualche modo; ma si sa, le crisi portano alle svolte, nella vita.

Alice incontra Nicola, il ragazzo perfetto, quello che ama , quello che vorrebbe amare se solo il suo cuore non le gridasse a gran voce che no, quella non è la giusta strada. Ma se poi “avessi fatto la scelta sbagliata?” si chiede Alice

No, non esistono scelte sbagliate.

Il cuore è l’unica via d’uscita verso la verità, verso il giusto.

Questo è il messaggio che si dipana come un filo di Arianna in questo labirinto di emozioni e sentimenti, pazzie e ragionamenti che l’autrice abilmente descrive con sincerità disarmante.

Così ci ritroviamo a spiare le conversazioni in chat dei nostri protagonisti, i messaggi che si scambiano, le loro telefonate.

L’autrice ha scelto di raccontare questa storia principalmente attraverso le voci stesse dei personaggi, perché neppure un loro pensiero, neppure un lampo nella loro mente potesse sfuggirci, perché potessero mentire a loro stessi, ma non a noi.

E la grande forza di questo libro è l’aver fatto entrare nel letterario quei generi che sono normalmente considerati non letterari, ma che stanno diventando sempre di più l’unica fonte di comunicazione; in questo modo siamo subito accomunati ai protagonisti, che come noi usano facebook, si mandano mille messaggi al giorno …

Ma quello che colpisce di più è la loro sincerità, la forza dei loro sentimenti, con i quali combattono o a cui si abbandonano, ma sempre con la stessa intensità che fa dire al lettore “ anche io vorrei …”.

E lo stile colloquiale ma mai banale o poco curato aumenta questa percezione di immedesimazione . E anche là dove si toccano i temi eterni , amore, gelosia, rabbia, e si rischia di cadere nei luoghi comuni è ancora una volta la schiettezza che mostrano Alice e Matteo , Gaia, Nicola che riesce a spiazzare il lettore e a rendere nuovo anche ciò che rischia di essere già stato detto.

Del resto, di amore ne parlava già Omero, e se ancora nel XXI secolo l’argomento continua a destare interesse è perché ancora non ha finito di parlarci, e c’è ancora chi è riuscito a parlarne e a “farsi parlare” da lui in modo nuovo.
Elisabetta Riboldi