lunedì 14 gennaio 2013

Dalla vecchia pagina ... "Sono qui per te" di Paola di Martino !



'Sono qui per te' di Paola di Martino






Oggi parleremo di Paola Di Martino.

Paola di Martino

Nasce a Caltagirone, in Sicilia. E' una ragazza di vent'anni che ha da poco preso la Maturità. Vive con la sua famiglia, ama gli animali e in casa ne ha tantissimi. Scrivere per lei è una passione talmente grande che in futuro spera di poterla trasformare in una vera e propria professione.
"Sono qui per te" è il suo primo romanzo, per lei è molto importante e crede che in qualche modo attraverso il romanzo possa arrivare dritta al cuore dei lettori.

Paola di Martino

L'ho intervistata per sapere qualcosa in più su di lei.










Intervista




1) Ciao Paola, raccontaci il tuo approccio con il mondo dei libri, e le motivazioni che ti hanno spinta a scegliere di scrivere.



Prima di tutto, grazie per questa intervista.

Inizio col dirvi che la mia non è stata una scelta, nel senso che ognuno di noi ha una grande passione, un sogno nel cuore da voler realizzare.

Scrivere per me è qualcosa di magico, io non scrivo solo per passione ma anche per una questione di comunicazione, con me stessa.

Io quando scrivo, riesco a far uscire fuori quelle mie emozioni, ancora troppo incastrate dentro di me.

Per tanto tempo, ho sognato di poter rendere pubblico, il mio romanzo, e solo adesso mi è stata data questa occasione.

Allora, spero che possa essere solo l'inizio, e che io possa emozionare tanta gente e trasformare la mia passione, in una vera professione.

Quindi, la vera motivazione che mi ha spinto, a scrivere è la voglia di trasmettere quello che provo agli altri.



2)Ci sono degli autori a cui ti ispiri e dei libri che preferisci in modo particolare?



No, devo dire che non mi ispiro a nessuno, ogni autore ha il proprio stile, però amo molto Nicholas Sparks, lo adoro e ho letto tutti i suoi libri!

Ed è per me, uno degli autori più bravi al mondo!

Sparks riesce ad emozionarmi sempre, in qualsiasi occasione!



3)Scrivere per te è un mestiere? Se non lo è vorresti che lo diventasse?



Certo!Uno dei miei più grandi sogni, ripeto è quello di trasformare la mia passione in una vera professione!

Allora, da adesso in poi non lascerò mai questo 'Mondo', e farò di tutto per andare avanti, so che sarà dura, perché questo è un mondo complicato ma, non demorderò!

Un giorno vorrò guardarmi indietro ed esclamare un 'Ce l'ho fatta!'



4)Cosa ami della letteratura classica e cosa della contemporanea? E a quale delle due ti sente più legata?

Paola di Martino

Io amo sia la letteratura classica, che quella contemporanea ma, devo dire che sono più legata ai libri classici, amo il modo in cui si descriveva e si parlava d'amore.

Oh 'L'amore' classico è così romantico, cosi semplice ed elegante!

Uno dei miei libri preferiti infatti è Romeo e Giulietta...proprio un 'Classico'



5)Cosa pensa del Mercato Editoriale odierno?



Il mercato editoriale è un mondo molto complicato e molto, molto faticoso.

Io sono dell'idea che nel mercato editoriale conti poco il parere e il talento, dei giovani esordienti.

Infatti, come possiamo notare, purtroppo si conoscono solo autori che pubblicano con grandi e note case editrici ed è per questo che è molto aumentato il metodo dell' auto-pubblicazione.

Spero, che in futuro ci sia uno spazio in più, dedicato a coloro che vogliono intraprendere, questa nuova esperienza, che vogliono farsi conoscere attraverso i romanzi.

Insomma, spero di avere anch'io il mio momento!



6)Progetti per il futuro?



Progetti per il futuro?beh, tanti!

Sicuramente, vorrò pubblicare gli altri miei due romanzi, ancora in cantiere. E ne vorrò scrivere tanti altri, credo che non smetterò mai!

Però per il momento, voglio dedicarmi a questo mio libro, e non vedo l'ora di fare le prime presentazioni!



Ringrazio vivamente la gentilissima Paola per aver risposto alle mie domande, lasciando spazio alla mia Recensione del suo libro.



Copertina



'Sono qui per te'




Il problema è che a volte vorremmo mentire a noi stessi.

Ci imponiamo determinate cose quando basterebbe solamente ascoltare la voce del nostro cuore ed accettare la verità senza paure.



Alice e Matteo, Matteo e Alice. Nicola, Alice, Matteo, Matteo, Alice.

La storia di una scelta, che come tutte le scelte è difficile, sofferta, nascosta nel cuore.

Nascosta così profondamente che nemmeno la si riconosce, perché alla fine la scelta è già fatta, da tempo infinito , è solo questione di portarla a galla e darle tutto lo splendore, tutta la luce che possono avere solo le Scelte.

Una storia esemplare quella di Alice e Matteo, uniti da sempre da un legame forte come solo un amore può essere. Già, ma quale tipo di amore? Quello fraterno, quello tra due migliori amici?


È quello che a loro sembra, fino a che non arriva a dividerli la distanza. Matteo parte per Milano, lontano, troppo lontano perché il loro rapporto non entri in crisi in qualche modo; ma si sa, le crisi portano alle svolte, nella vita.

Alice incontra Nicola, il ragazzo perfetto, quello che ama , quello che vorrebbe amare se solo il suo cuore non le gridasse a gran voce che no, quella non è la giusta strada. Ma se poi “avessi fatto la scelta sbagliata?” si chiede Alice

No, non esistono scelte sbagliate.

Il cuore è l’unica via d’uscita verso la verità, verso il giusto.

Questo è il messaggio che si dipana come un filo di Arianna in questo labirinto di emozioni e sentimenti, pazzie e ragionamenti che l’autrice abilmente descrive con sincerità disarmante.

Così ci ritroviamo a spiare le conversazioni in chat dei nostri protagonisti, i messaggi che si scambiano, le loro telefonate.

L’autrice ha scelto di raccontare questa storia principalmente attraverso le voci stesse dei personaggi, perché neppure un loro pensiero, neppure un lampo nella loro mente potesse sfuggirci, perché potessero mentire a loro stessi, ma non a noi.

E la grande forza di questo libro è l’aver fatto entrare nel letterario quei generi che sono normalmente considerati non letterari, ma che stanno diventando sempre di più l’unica fonte di comunicazione; in questo modo siamo subito accomunati ai protagonisti, che come noi usano facebook, si mandano mille messaggi al giorno …

Ma quello che colpisce di più è la loro sincerità, la forza dei loro sentimenti, con i quali combattono o a cui si abbandonano, ma sempre con la stessa intensità che fa dire al lettore “ anche io vorrei …”.

E lo stile colloquiale ma mai banale o poco curato aumenta questa percezione di immedesimazione . E anche là dove si toccano i temi eterni , amore, gelosia, rabbia, e si rischia di cadere nei luoghi comuni è ancora una volta la schiettezza che mostrano Alice e Matteo , Gaia, Nicola che riesce a spiazzare il lettore e a rendere nuovo anche ciò che rischia di essere già stato detto.

Del resto, di amore ne parlava già Omero, e se ancora nel XXI secolo l’argomento continua a destare interesse è perché ancora non ha finito di parlarci, e c’è ancora chi è riuscito a parlarne e a “farsi parlare” da lui in modo nuovo.
Elisabetta Riboldi


 

Dalla vecchia pagina ... "Fratelli dello spazio profondo " di Erika Corvo

 

'Fratelli dello spazio profondo' di Erika Corvo


Nota biografica

Tutto quello che Erika ha imparato, l’ha imparato da sola. Anche a leggere, perché non aveva null’altro da fare. Ma non i libri per bambini: quelli da grandi! Pirandello, Trilussa, Kipling, Tomasi di Lampedusa, Salgari… E naturalmente, i romanzi di fantascienza, con cui ha nutrito la sua fantasia, che a sua volta, le ha consentito poi di scrivere le storie che ancora non c’erano e che avrebbe voluto leggere. Quei mondi possibili, per dirla con Lewis, che Erika inventava perché non le piaceva più il mondo in cui viveva, dove era costretta a tirare avanti a fatica dopo due matrimoni disastrosi e due figli, barcamenandosi tra mille lavori.
E in tutto questo, scrivere, scrivere i libri che avrebbe voluto leggere.
Erika Corvo

INTERVISTA:

1) Gentile Autrice, ci racconti il suo approccio con il mondo dei libri, e le motivazioni che l'hanno spinta a scegliere di scrivere.

No no no, “Gentile Autrice” ditelo a qualcun’altra, non a me. Il mio approccio alla vita è diverso da quello di moltissimi altri. Non ho pregiudizi, quindi, quando parlo con qualcuno che non conosco, inizio con uso dell’amichevole “tu”, sperando che l’interlocutore sia degno della mia amicizia e del mio rispetto. Se poi la persona con cui parlo, invece, se ne dimostra indegna, allora prendo le distanze con l’uso del “Lei”.
Dunque, ciao a tutti e grazie per lo spazio che mi avete concesso.

I miei non mi facevano mai uscire di casa, e il mio unico svago erano i libri. Ho imparato a leggere molto prima delle elementari, solo perché mi annoiavo e non sapevo come passare il tempo. Mio fratello era più grande di tre anni, e andava già a scuola. Quando arrivavano i suoi libri, sussidiario e libro di lettura, lui non li leggeva per tutto l’anno scolastico, io li avevo già letti di nascosto prima di novembre. (“Cosa fai col libro di tuo fratello? Mettilo via che glielo sciupi!” “Ma guardo solo le figure.” Palle. Li sapevo a memoria.)
Va da sé che quando venne il mio turno di andare a scuola, mi annoiassi da matti. Loro leggevano Pinocchio, io leggevo Kipling. Loro leggevano I tre porcellini, io leggevo la vita di Pasteur e i cacciatori di microbi. Loro leggevano Piccole donne, io leggevo I Peccati di Peyton Place e Lolita. Loro leggevano Biancaneve, io ci davo già dentro con gli Urania e con Salgari. Non potrei vivere senza leggere o senza scrivere.
Mio padre si divertiva a scrivere poesiole, raccontini, filastrocche e cambiava i testi alle canzoni facendole diventare spiritose. Niente di speciale, ma amici e parenti si divertivano alle sue trovate. Io sono cresciuta sapendo che fosse possibile farlo; era una cosa normale, e credevo che tutti lo potessero e lo sapessero fare. Andavo ancora alle elementari quando ho iniziato a farlo anch’io. E lo facevo bene. Ci sono rimasta male quando ho capito che gli altri, invece, non ci riuscissero.
Scrivere, è sempre stata la mia passione. Ho iniziato col diario, quando ero proprio piccola. Alle medie avevo già scritto varie raccolte di poesie e iniziavo a cimentarmi nei racconti. Ingenui, stupidotti, semplici… ma imparavo cosa si dovesse scrivere, e come farlo sempre meglio. Sono sempre stata spietata con me stessa, non mi sono mai crogiolata pensando di essere brava, se quello che facevo non era perfetto.


2)Ci sono degli autori a cui ti ispiri e dei libri che preferisci in modo particolare?

Eh, domanda difficile: di libri, ne avrò letti migliaia, e non esagero. Non dimenticate che fino a quindici anni, sono uscita di casa solo per andare a scuola, e tutto il mio tempo l'ho passato a consumarmi gli occhi sulla ben fornita libreria paterna! A quali autori, e a quali libri resto più legata? A tutti quelli scritti da Robert Heinlen, Robert Sheckley, Ursula Le Guin, e poi Marion Zimmer Bradley, l'infinita serie degli Urania, la collana Cosmo dell'Editrice Nord, l'esilarante e splendida trilogia del Piccolo Popolo dei Grandi Magazzini, di Terry Pratchett... e come faccio a citarli tutti? Solo gli Urania e i Cosmo erano centinaia! Ma anche se la fantascienza è stata il mio grande amore, ho sempre letto qualsiasi, e dico qualsiasi cosa avessi tra le mani. Anche la Bibbia. Quando arrivano i Testimoni di Geova scateno furiose polemiche perché la conosco meglio di loro! Adesso mi stanno alla larga, non trovano argomenti per ribattere!
Ma da dopo sposata, chi ha mai più avuto i soldi per comprare un libro? Io leggo quelli che gli altri lasciano in un apposito scaffale davanti alla biblioteca comunale, dove si mettono i libri di cui uno si voglia disfare, in modo che qualcun altro possa leggerli, invece di buttarli nel cassonetto bianco.

3)Scrivere per te è un mestiere? Se per ora non lo è, vorresti che lo diventasse?

Scrivere? Sorprenderò molti con questa risposta, ma non vorrei diventasse un mestiere. Finora ho scritto solo per me, ed ora ho iniziato a pubblicare qualcosa. Un conto è scrivere e poi pubblicare, ben altro è scrivere per pubblicare. Se lo fai per pubblicare devi abbassarti al livello commerciale e scrivere robaccia adatta alle varie desperate housewives, affamate di erotismo perché insoddisfatte dei compagni. Quindi, scrivo quello che soddisfa me e i miei esigentissimi gusti letterari. Poi, piace agli altri? Non piace? Non è un problema mio. Ognuno legga quello che gli pare.

4)Cosa ami della letteratura classica e cosa della contemporanea? E a quale delle due ti senti più legata?

Sono assolutamente legata alla letteratura classica. Cosa amo di questa? Per prima cosa, non si pubblicava nulla che non fosse scritto in italiano perfetto. In secondo luogo, mi ha permesso di imparare costumi e usanze del passato, di popoli lontani, di religioni diverse, stili e modi di esprimersi antichi; differenti, magari obsoleti, ma sempre affascinanti. Chi ha detto che la macchina del tempo non sia stata ancora inventata? Per il passato basta aprire un libro del secolo scorso. Per il futuro, da Jules Verne in poi, c’è la fantascienza. Irrealizzabile, dite? Sappiate che gli scienziati di tutto il mondo non hanno fatto altro che spulciare tutti i libri di fantascienza per cercare di realizzare nuove cose, scopiazzandole da quelli. Mi sembra che la CIA, in America, abbia un’intera sezione specializzata, di lettori, alla ricerca di nuove armi e nuove invenzioni. Non ci credete? Dopo Harry Potter, stanno lavorando sull’antigravità, partendo proprio… dai manici di scopa!
E la letteratura moderna? Mah, per il momento, piuttosto deludente. Aspetto. Come per ogni altra cosa, basta lasciar sedimentare il tutto: tra un ventennio resteranno a galla solo i capolavori. Il resto, fuffa e paccottiglia, saranno affondati nella melma.

5)Cosa pensa del Mercato Editoriale odierno?
In America scrivono cose dinamiche: azione, movimento, ritmo incalzante, drammaticità, violenza, forza, passioni…
I romanzi italiani, in genere, sono storie d’amore noiose e banali, roba che potresti tranquillamente farti raccontare dalla comare vicina di casa senza neanche spendere soldi. Basta offrirle il caffè, e ti racconta di quelle cose… Oltretutto, la comare di solito racconta con un’enfasi, una drammaticità e un pathos, decisamente superiori agli scrittori attuali. Quante volte ho sentito persone affermare: “della mia vita si potrebbe scrivere un libro”. E hanno ragione: il più delle volte, quello che raccontano loro sarebbe davvero più interessante di parecchia roba attualmente in libreria!

6)Progetti per il futuro?

Appena avrò un po’di tempo, cercherò di pubblicare “Black Diamond” e “Tutti i Doni del Buio”, secondi episodi, rispettivamente, di Fratelli e di Blado 457, l’altro mio romanzo già edito.
“Tutti i doni del buio”, della serie post-atomica, è pronto. “Black Diamond” è ancora da rivedere un attimino, ma in definitiva è pronto anche quello. Poi copierò gli altri cinque ancora scritti su carta, e finito l’ingrato compito, scriverò gli altri che abitano ancora nella mia mente, e che aspettano solo di vedere la luce…Sentirete presto parlare dei miei amici immaginari… sperando possano diventare anche amici vostri!

Ringrazio Erika per aver risposto alle mie domande, lasciando spazio alla mia Recensione


Recensione “fratelli dello spazio profondo” di Erika Corvo

L’evento principale di questo libro è un rapimento.
Quello compiuto dall’autrice, che carica il suo lettore dapprima su una navetta passeggeri e poi su una nave da guerra, la Black Diamond, e lo conduce in una fantastica ambientazione stellare, là dove c’è spazio per tutto ciò che vogliamo immaginare.
Così ecco prendere vita sotto i nostri occhi i protagonisti, che raccontano se stessi in un prisma che costruisce una giostra di punti di vista.
Ed è come se parlassimo con loro, magari proprio sulla Black Diamond, forse davanti ad un bicchiere di mamoa - quale mai sarà il sapore di questa bevanda dello spazio? - e Brian, lo studente brillante ma preso di mira da tutti i compagni ci racconta della scuola su Ottol, del suo unico amico, il professor - il Devaj prof - Stylo Van Petar, esperto di esplosivi con un passato da cui deve nascondersi …
E Stylo parla a sua volta di questo strano ragazzo - il migliore, accidenti! - abbandonato a se stesso senza difesa alcuna dagli insegnanti, perché rientrante in un progetto di addestramento della Federazione Interplanetaria; totalmente avvezzo all’uso della violenza, unica arma che conosca per difendersi.
E poi, scopriamo insieme a Brian della rivolta su Bagen, il suo pianeta d’origine, e lo vediamo scappare insieme a Stylo, anche lui messo alle strette dal rettore, e rubare una navetta della scuola …
Gli astri sono loro favorevoli, ed ecco che dopo una serie di peripezie ritroviamo Brian pirata, comandante di una nave, il brutale Diamante Nero. Cerca la sua vendetta senza farsi molti scrupoli nell’uccidere quando serve ma, in fondo, per una causa giusta: ritrovare e salvare gli abitanti del suo pianeta e con essi i suoi fratelli, dei quali non ha più notizie, tutti ridotti in schiavitù nonostante questa sia proibita dalla legge.
Questo mondo interplanetario non si rivela allora così distante dal nostro: dalle pagine del libro sembra trasparire che miseria, sopraffazione e corruzione regnino ovunque ci sia vita,.
Brian è un comandante spietato, dunque, ma rivela insperati tratti dolci. Lo racconta la voce di Juno, figlia del governatore Lancert, che Brian ha rapito allo scopo di far scoppiare uno scandalo tale da farlo cadere in disgrazia.
Così, attraverso le parole della ragazza, spiamo questo giovanissimo e geniale comandante. Lo vediamo capace di far cadere in trappola uno dei pezzi da novanta della Federazione Interplanetaria, capace di uccidere i suoi nemici tra le peggiori torture. Ma lo scopriamo anche nell’infermeria della sua nave, intento a prodigarsi sugli schiavi che ha appena tratto in salvo e curarli, a donare il proprio sangue per una trasfusione o cambiare loro una fasciatura.
Perché in fondo Brian non è una bestia feroce, è solo un uomo che hanno addestrato ad uccidere. Ed è lui stesso, sul finire del libro, ad affermare come si senta stanco di questa vita, e di come voglia “imparare a volare”.
Su Brian vigila costantemente la figura quasi parentale di Stylo, suo secondo in comando, il quale durante le operazioni militare lo chiama “comandante” ma che è l’unico a poterlo comandare. L’unico che possa alzare la voce con lui, che possa intimargli di calmarsi. Il primo a credere nelle sue potenzialità, a scuola, e il primo a credere in questa sua vena d’umanità ancora viva.
Storia d’azione quindi, raccontata con ritmo e abilità e con tanta varietà di dettagli talmente precisi, che potremmo quasi disegnare i paesaggi che il Diamante Nero incontra, e tracciare su una mappa stellare i suoi piani d’attacco, stesi davanti ai nostri occhi con la stessa ricchezza e lucidità di un film.
Ma anche storia di un’amicizia, quella tra Brian e Stylo; e poi quella tra Brian e Juno, e il loro rapporto non è chiaro fino alla fine, sempre in bilico tra affetto, necessità , amicizia.
Dunque, una situazione molto realistica anche su questo fronte.
Forse, le stelle non sono così lontane come sembra

Dalla vecchia pagina ... tutte le recensioni !

Ecco dalla mia vecchia pagina tutte le recensioni che ho pubblicato fino ad ora !

Cominciamo da "Brezze Moderne " di Pietro de Bonis

Pietro de Bonis
Pietro de Bonis
Oggi parliamo di 'Brezze moderne', la seconda opera del poeta Pietro de Bonis, nato il 9 aprile del 1984 a Roma, dove vive tuttora. 'Tempeste Puniche - Il Profumo della Quiete' (dicembre 2010) è stata la sua opera d'esordio. Questa seconda raccolta di versi, edita da Lupo Editore è ordinabile in tutte le librerie e bookshop online.



INTERVISTA

1) Gentile Autore, ci racconti il suo approccio con il mondo dei libri, e le motivazioni che l' hanno spinto a scegliere di scrivere.

Buonasera! Non l’ho scelto io di scrivere, qualcuno da lassù ha deciso di farmi questo bellissimo regalo, e io l’ho accettato a mani aperte, risposta per credenti. Per una strana combinazione scrivo, e mi va bene, risposta per i non credenti. (sorrido)

2)Ci sono degli autori a cui si ispira e dei libri che preferisce in modo particolare?

Nella poesia non mi ispiro a nessuno, è un genere dove ti parlano le viscere, intimo. Nella scrittura del romanzo invece credo leggere molto sia fondamentale. Stimo in particolar modo Margaret Mazzantini.

3)Scrivere per lei è un mestiere? Se per ora non lo è, vorrebbe che lo diventasse?

Scrivere per me è un arrotondare di bello la vita, che diventi mestiere o no boh non credo mi interessi, le dirò di più, mi auguro di no, la scrittura mi costringerebbe a chiudermi dentro casa, invece ho bisogno di aria, lavorare come tutti, o meglio come i pochi fortunati oggi fanno.

4)Cosa ama della letteratura classica e cosa della contemporanea? E a quale delle due si sente più legato?

Amo tutto ciò che secondo me è bello e “utile”, non distinguo a seconda dell’epoca, ma a seconda appunto della bellezza e utilità.

5)Cosa pensa del Mercato Editoriale odierno?

Penso che un bel bagno di umiltà farebbe bene a molti scrittori, altresì penso che un bel bagno nei cessi delle carceri farebbe bene a molti fantomatici editori.

6)Progetti per il futuro?

Sto scrivendo un romanzo, o meglio si sta scrivendo da solo, decide tutto lui oramai, e ultimamente ho capito che mi piace pure assecondarlo. Inoltre continuo a catturare poesie.
“Brezze Moderne” è ordinabile in qualsiasi libreria online (amazon, ibs, bol ecc) e reale. Oppure potete ordinare una copia direttamente all’indirizzo email: ordini@lupoeditore.it


Ringrazio l'autore per aver risposto alle mie domande, lasciando spazio alla Recensione di 'Brezze moderne'.


RECENSIONE

Si dice che la poesia sia immortale.
Io non lo credo, perché quello che è immortale è ciò che la poesia racconta, che è poi il motivo per cui c’è chi continua a scrivere di questi grandi temi, come l’amore.
Amore centro propulsore della poesia vitale , quotidiana e immediata di Pietro De Bonis, che nella raccolta Brezze Moderne ci trascina nel vortice delle sue passioni ed emozioni con la schiettezza della giovinezza, di chi ha ancora in sé i sogni e può e vuole trasmetterli, perché crede che ciò che prova sia la cosa più bella del mondo.

Per questo non bada alla parola raffinata, alla lettera, a ciò che potrebbe risultare banale, ma punta sulla gioia di vivere che traspare da queste liriche.
Così troviamo riassunta in “ Con tutto il cuore” l’essenza del poeta e della sua poesia, perché ci sono persone che amano / con tutto il cuore / sono le stesse che poi soffrono/ con tutto il cuore / e che un giorno saranno pronte ad amare / con tutto il cuore.
E di certo, Pietro De Bonis è una di queste persone, che con parole che sono celate / come i raggi del Sole / che appaiono e scompaiono /dietro gli alberi sconnessi dal vento ( “Piccola realtà” ) racconta sé stesso in questa raccolta.
Che non si ferma alla poesia, ma si completa con una sezione di intermezzi e una di aforismi che di queste liriche possono essere il commento e il completamento.
Una specie di Vita Nova in cui il poeta ci mette al corrente dei suoi pensieri , anche i più estemporanei, e delle riflessioni maturate con l’esperienza viva e cristallizzate in massime della cui verità nessuno dubiterebbe perché sono esperienza universale nell’esperienza particolare.

Elisabetta Riboldi

Presto su questa pagina la  recensione de  " Il club del suicida"  di Danilo Puce !

venerdì 11 gennaio 2013

Oggi voglio parlarvi di Simona Giorgino, giovane autrice esordiente, che dopo il successo del suo primo libro, "Jeans e cioccolato" ha pubblicato in novembre questo nuovo e delizioso romanzo,"Quel ridicolo pensiero" edito dalla 0111 Edizioni.


Recensione
 
Nessun destino, pur incredibile che sia, può

ingannare il nostro cuore. Può distrarre la nostra mente, ma non il nostro

cuore.

 

Ci sono momenti nella vita in cui  se dovessi rappresentare la tua vita su un piano cartesiano sarebbe la lunga funzione di seno e coseno, che sia alza e abbassa ma non va mai oltre i valori di 1 e meno 1.

Poi un giorno una funzione esponenziale attraversa la tua strada , e si spinge veloce e temeraria verso l’alto, e tu?

Tu pensi che il tuo destino  sia volare e  abbandoni i tuoi valori 1 e meno 1 e la segui, anzi la insegui, la rincorri, senza sapere esattamente dove andrai, ma del resto, se non ci provi rimarrai sempre con il dubbio.

Ma la funzione esponenziale continua a salire , salire, e tu, ad un tratto, non capisci più dove stai andando, e guardi in basso, e ti mancano 1 e meno 1. E capisci che il tuo mondo è quello.

 

Cos’è destino? È a questa domanda che si trova a dover rispondere Carina, scrittrice esordiente, quando sulla sua strada – in quel momento un po’ accidentata nel rapporto con il fidanzato, Dario -  incontra Filippo, che ha fatto un lungo viaggio, da Perugia fino a Lecce solo per parlare con lei, solo per dirle che lei, Carina, nel suo primo libro ha descritto esattamente la storia di lui.

Straordinario destino, quello che la ha fatti incrociare una volta, e che li farà incrociare una seconda volta in un viaggio che farà Carina stessa a Perugia – spinta, incoraggiata, sostenuta, consolata dalle sue due brillanti e pazze amiche, Anita e Melissa-  cercando Filippo, ma in realtà cercando il suo destino.

Che non è  quello straordinario che li ha fatti incontrare, ma quello che la riporterà a casa, perché in fondo, destino è quello che scegliamo ogni giorno. 

Quello che scegliamo di costruire ogni giorno accettando l’altro venendogli incontro perché lo amiamo, perché è lui il nostro destino.

Questo racconta Simona Giorgino nella sua storia fresca e spumeggiante di emozioni, con stile franco e piano, che cattura ad ogni pagina perché è la storia tra l’ordinario e lo straordinario che vorremmo vivere tutti.

Ma lo straordinario non è quella funzione esponenziale che rompe il quotidiano, lo straordinario è proprio quell’ordinario fatto di amiche che non la lasciano mai sola, di pazzi motel e torte all’amarena, di un fidanzato che è disposto a cambiare quando si accorge di aver sbagliato, lo straordinario è “a due passi da casa  la goccia di rugiada sulla spiga di grano” per dirla con Tagore.

Con Carina camminiamo passo a passo, e la vediamo crescere , e con lei, cresciamo anche noi lettori. E trovo che questo sia un gran pregio del libro.

Non è forse anche questo lo scopo della letteratura?
 
 
Abbiamo intervistato per voi Simona !
 
1)     Cara Simona, raccontaci il tuo approccio con il mondo dei libri, e le motivazioni che ti hanno spinta a scegliere di scrivere.
 
Salve a tutti. Be’, io direi che quella di scrivere non è stata propriamente una scelta, in un certo senso potrei dire che è stata la scrittura ad aver scelto me, come credo funzioni per ogni scrittore, o per chiunque abbia una passione o il dono di qualche Arte. Mi ricordo di aver scoperto questa “passione”, o meglio questa “necessità”, come la definisco di solito, quando ero piccola. Non è stato qualcosa che ho scelto di fare, non è stato un percorso che ho scelto di intraprendere, magari fra tanti altri percorsi. È stato tutto spontaneo e naturale, un giorno – non ricordo neppure quando, come e perché – ho semplicemente scoperto che mi piaceva scrivere, che amavo quel magico incontro fra penna e foglio e che non potevo stare un giorno senza che la mia mano tracciasse con l’inchiostro le mie emozioni e i miei pensieri e mettesse nero su bianco la mia fantasia.
A parte scrivere, mi piace anche leggere. Penso che le due attività siano strettamente legate e mi risulta difficile credere che possano esistere scrittori che non siano anche lettori. Probabilmente sì, ma senza la lettura, senza il confronto con altri scrittori, con altri stili, con altri modi di pensare si rimane praticamente fermi nel punto dove si è, non si progredisce. Invece nella scrittura migliorare è fondamentale, è possibile farlo con l’esperienza ma anche, appunto, con la lettura.
                           
2)     Ci sono degli autori a cui ti ispiri e dei libri che preferisci in modo particolare?
 
Amo diversi autori e ho amato diversi libri, ma non mi ispiro in particolare a qualcuno di loro quando scrivo. Ogni libro che si scrive, poi, ha una storia a sé stante, almeno per quanto mi riguarda. Il mio primo romanzo, “Jeans e cioccolato”, l’ho scritto sulla scia di un anno – il 2010 – passato prevalentemente fra le pagine dei romanzi dell’autrice inglese Sophie Kinsella, così, anche se il mio libro non si può considerare uno chick lit, ho cercato in quell’occasione di ricreare un ambiente narrativo sorridente, divertente e allegro. Il secondo romanzo, “Quel ridicolo pensiero”, ha invece una storia diversa e nasce sotto intenzioni altrettanto diverse, come quella di allontanarmi pian pianino – anche se ancora non del tutto – dall’intenzione di divertire il lettore. Stavolta volevo comunicare qualcosa, sempre sullo sfondo di una storia avventurosa e positiva, volevo lasciare degli spunti riflessivi, delle domande.
 
 
 
3)     Scrivere per te è un mestiere? Se per ora non lo è, vorresti che lo diventasse?
 
No, scrivere per me non è un mestiere. Non potrebbe esserlo in nessun modo in questo momento, avendo alle spalle una piccola casa editrice, non avendo avuto fortune di vario genere, essendo un’autrice emergente semi-sconosciuta (più sconosciuta che semi :P) e, inoltre, se per mestiere si intende appunto un’attività che produce introiti, no… per me non è assolutamente un mestiere! Come dicevo all’inizio, scrivere è innanzitutto una necessità interiore, è una vera passione, una passione che è nata insieme a me e insieme me continua a crescere ogni giorno, una passione che mi piace condividere con gli altri e anche a questo è servita la pubblicazione. Sarei assolutamente ipocrita se affermassi che non mi piacerebbe vivere di scrittura un giorno, e infatti non ho nessun motivo di negarlo! Lo vorrei eccome… Ognuno, credo, è mosso in fondo dalla speranza di poter vivere di quello che gli piace fare. E a me piace scrivere!
 
4)     Cosa ami della letteratura classica e cosa della contemporanea? E a quale delle due ti senti più legata?
 
Premettendo che mi sento molto più legata e più propensa al contemporaneo che al classico – e direi che con questo avrei già risposto alla seconda parte della domanda – credo che la letteratura classica abbia certamente un fascino intramontabile che spinge fra le sue pagine anche una come me, moderna e contemporanea in ogni cosa che fa! È giusto andare a ritroso nel tempo e imparare dai grandi classici, ma è anche giusto leggere e vivere l’odierno, l’attuale. Ho sentito e letto spesso commenti di gente che non ama particolarmente la letteratura contemporanea e che suggerisce vivamente di leggere soltanto i classici. Non sono d’accordo su un concetto così estremo, perché leggere solo i classici vuol dire, a mio modesto parere, non voler accettare il mondo in cui viviamo e i valori di oggi, quelli su cui bisogna lavorare. Inoltre, penso ci siano stati grandissimi autori in passato, autori che non bisogna trascurare e non tanto per il periodo in cui sono vissuti quanto per la loro grandezza, appunto, ma penso al tempo stesso che anche oggi ci siano grandi autori da cui imparare e cui attingere. Ho comunque una certa preferenza per la narrativa contemporanea, per racconti organizzati intorno a storie quotidiane, sentimenti di oggi, pagine attraverso cui respirare l’attualità, viverla, capirla o cercare di capirla, perché è quello il mondo in cui vivo e ho tanto bisogno di capire il mondo in cui vivo.
 
5)     Cosa pensi del Mercato Editoriale odierno?
 
Lo considero il mondo di Mondadori, di Piemme, di Einaudi, e di tutti gli altri colossi editoriali. Il nome e l’apparenza come al solito hanno la meglio nel nostro paese. Un mondo quasi sempre inaccessibile. Poi, qualche gradino più in basso, ci sono i piccoli editori, quelli dai titoli e dagli autori sconosciuti che fanno di tutto per salire un po’ più in alto. Qualcuno ci riesce, qualche volta, lasciandosi alle spalle una massa enorme di esordienti non necessariamente privi di talento quanto invece privi dei mezzi opportuni. Ho però da dire anche un’altra cosa sul mercato editoriale odierno: si sta ampliando sempre di più. Esiste ormai un elenco lunghissimo di case editrici, ognuna con la sua politica editoriale, e molte di loro non sempre sono mosse dalla passione per i libri quanto da… un altro tipo di passione. Per questo motivo, è vero che a volte gli esordienti non sono poi dotati di enorme talento, è brutto da dire ma spesso e volentieri è sufficiente pagare una bella somma per essere sul mercato. Esiste un sacco di pregiudizio nei confronti degli esordienti, a volte giustificato altre volte meno, ma pur sempre un difetto su cui lavorare.
 
6)     Progetti per il futuro?
 
È in stesura un terzo romanzo, sebbene proceda molto più lentamente rispetto ai due precedenti per via dell’università e della futura laurea. Ho trascorso periodi molto più liberi e spensierati di questo, in cui mi sono potuta dedicare ai miei scritti con un impegno quasi totale. Non ho idea di che cosa ne sarà del mio nuovo romanzo, ma certamente ho intenzione di pubblicare ancora!